chiesa di San Michele Arcangelo

Foto di Felice Russo
Foto di Felice Russo

La chiesa di San Michele Arcangelo è ubicata in largo S. Michele, nel centro storico di Sambuca, di fronte al Palazzo Panitteri, in prossimità dei Vicoli Saraceni.

Fu fondata nella prima metà del XIII secolo, molto probabilmente subito dopo la cacciata dei Saraceni. È opinione che la chiesa di San Michele Arcangelo sia stata la seconda chiesa eretta a Sambuca: la prima era quella di San Giorgio che sorgeva nella adiacente piazza V. Navarro, purtroppo demolita alla fine degli anni cinquanta. La Chiesa di San Michele Arcangelo, nel tempo, ha subito diversi rifacimenti e ristrutturazioni: originariamente la porta di entrata era nella parte opposta dell’attuale, dirimpetto la chiesa di San Giorgio, dentro il nucleo urbano dell’antica Zabut, le due chiese, quindi, prospettavano sulla medesima piazza Navarro. In via Largo San Michele, dove oggi si affaccia la chiesa, nell’antico impianto urbano della città correvano le mura di cinta dell’antica Zabut: l’espansione di Sambuca verso Sud si fa risalire, infatti, al secolo XV, quando ebbe inizio la costruzione del Palazzo Panittieri-Truncali. Mentre l’attuale assetto della chiesa risale al 1596, (come si legge sul piedistallo della colonna, a man sinistra entrando dalla porta maggiore), e si deve alla generosità del signor Giuseppe Amodei che finanziò la costruzione del campanile, della facciata, che si articola in tre portali con relative porte, e della scala a chiocciola a blocchi concentrici in tufo arenario. Intorno agli anni ’50, la volta della navata centrale fu danneggiata da un incendio e fu ricostruita a spese delle insegnanti e sorelle Maria e Beatrice Di Giovanna.

Oggi, la chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, internamente presenta linee architettonicamente perfette, colonne quadrangolari, volte a botte e moltissime opere d’arte provenienti da diverse chiese e dal convento dei Cappuccini danneggiato dal sisma del 1968. Nelle pareti dell’abside si possono ammirare due affreschi di Gianbecchina raffiguranti angeli con trombe. Vi si venera un crocefisso ligneo su croce laminata in argento databile verso la fine del Cinquecento. Interessante il fercolo settecentesco in legno scolpito che veniva usato per portare in processione il Crocefisso.

Nel fercolo sono da notare i due finissimi putti, in legno scolpito e dorato. Tengono in mano rispettivamente il gallo e la lanterna, simboli legati alla passione di Gesù Cristo. Entrambi sono posti alla base delle colonne binate che sorreggono la cupola a traforo lignea. Gli altri quattro tengono in mano il martello, il chiodo, la scala e la lancia. Alla base del fercolo in pregevole stile corinzio sono rappresentate due scene della passione: la flagellazione e la caduta di Cristo. L’opera molto probabilmente è stata commissionata ai fratelli Bartolomeo e Leo Luca Costanza, scultori, intagliatori e incisori sambucesi.

Interessante il pregiato fonte battesimale in marmo alabastrino, proveniente dalla Chiesa di Santa Maria Assunta. È composto da tre elementi: base, fusto e vasca, quest’ultima in origine appartenente ad altro fonte o acquasantiera. Nella base a sezione quadrata, sono raffigurati tre mascheroni e, nel quarto lato, una sirena di chiara matrice gaginiana. Il fusto centrale è circoscritto da tre putti a rilievo, in più parti mutilati, i quali sorreggono la vasca centrale con l’estradosso leggermente scanalato. L’opera scultorea, per tipologia e richiami stilistici, è ascrivibile alla produzione marmorea della seconda metà del XVI secolo.

Imponente con la sua macchina processionale, la statua di San Giorgio. La sculture, realizzata nel 1597, da Marco e Silvio Lo Cascio da Chiusa Sclafani, ripropone i classici temi iconografici; il giovane e bello cavaliere impennato sul cavallo nell’atto di uccidere il drago che tiene prigioniera la regina ai piedi della “vara”. La statua simboleggia la vittoria del bene sul male. Il coraggioso cavaliere è raffigurato con abiti da guerriero e corazza. L’intera macchina processionale è realizzata in legno di salice e pioppo policromo e dorato; il gruppo equestre è in legno di tiglio. Alla base del fercolo all’interno di otto formelle trovano posto scene che raccontano la vita del Santo. Sul retro della vara, la scritta “Opus tam magnificum anno D.ni 1(59)7 elaboratum fuit e di restauro deinde anno salutis 1779 variis coloribus exornatum fuit” ricorda l’anno di realizzazione e il successivo restauro avvenuto nel 1779.


church of St. Michael the Archangel

Foto di Daniele Gagliano
Foto di Daniele Gagliano

The church of Saint Michael the Archangel is located in Largo S. Michele, in the historic center of Sambuca, opposite the Palazzo Panitteri, near the Vicoli Saraceni.

It was founded in the first half of the thirteenth century, probably after the expulsion of the Saracens. It is the view that the church of Saint Michael was the second church built in Sambuca: the first was that of St. George stood in the adjacent piazza V. Navarro, unfortunately demolished in the late fifties. The church of St. Michael the Archangel, over time, has undergone several reconstructions and renovations: originally the entrance door was on the opposite side of the center, opposite the church of Saint George, in the urban core of the ancient Zabut, the two churches, then, looked out at piazza Navarro. While the current structure of the church dates back to 1596, (as stated on the pedestal of the column, the left hand entering the main door), and is due to the generosity of Mr. Joseph Amodei that financed the construction of the bell tower, the facade, which is divided into three portals with their ports, and the spiral staircase block concentric tuff sandstone. In the 50s, the time of the nave was damaged by fire and was rebuilt at the expense of teachers and sisters Mary and Beatrice Di Giovanna.

Today, the church dedicated to St. Michael the Archangel, internally presents architecturally perfect lines, square columns, vaulted ceilings and many works of art from different churches and the Capuchin monastery damaged by the earthquake of 1968. In the walls of the apse you can admire two frescoes depicting angels with trumpets Gianbecchina. There is worshiped a wooden crucifix on the cross laminated silver dating from the late sixteenth century. Interestingly fercolo century carved wood that was used to bring in procession the crucifix.

In fercolo are to note the two fine putti, wood carved and gilded. Are holding respectively the rooster and the lantern, symbols of the passion of Jesus Christ. Both are at the base of the twin columns supporting the dome wooden fretwork. The other four are holding the hammer, nail, scale, and the spear. At the base of fercolo in fine Corinthian shows two scenes of the Passion: the scourging and the fall of Christ. The work most likely was commissioned to the brothers Bartholomew and Leo Luca Costanza, sculptors, carvers and engravers sambucesi.

Interesting the prized marble font Alabastrine, from the Church of Santa Maria Assunta. It consists of three elements: base, shaft and bath, the latter originally belonging to another source or holy water. In the base with a square section, representing three masks and, in the fourth side, a siren of clear matrix gaginiana. The central stem is circumscribed by three cherubs in relief, in most parts mutilated, which support the central basin with the upper surface slightly grooved. The sculpture, by type and stylistic references, is attributable to the production of marble in the second half of the sixteenth century.

Impressive with its processional, the statue of St. George. The sculptures, created in 1597, by Marco and Silvio Lo Cascio from Chiusa Sclafani, reworks the classic iconographic themes; the young and handsome knight on the horse reared up in the act of killing the dragon that holds captive the queen at the foot of the "vara". The statue symbolizes the victory of good over evil. The brave knight is depicted as a warrior with clothes and armor. The whole machine is made of wood processional of willow and poplar polychrome and gilt; the equestrian group is in lime wood. At the base of fercolo within eight tiles are placed scenes depicting the life of the saint. On the back of the launches, the "Opus tam magnificum D.ni 1 year (59) 7 elaboratum fuit and restoration deinde annus salutis 1779 variis coloribus exornatum fuit" recalls the year of construction and the subsequent restoration took place in 1779.