Commemorazione della strage di via D'Amelio


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Sambuca ricorda Borsellino

56 giorni dopo l’uccisione del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta, un nuovo boato deflagra a Palermo. E’ domenica, la città riposa o si gode il mare. Fa caldo e come ogni anno a Luglio, la città si svuota. Quel giorno un uomo va a far visita alla madre. In quel tragitto dove l’uomo si sta avviando c’è una macchina rossa, una 126, posteggiata all’angolo della strada. In Via Mariano D’Amelio, a Palermo sono le ore 16 e 58… foto (1)Sambuca al tramonto della calda serata di ieri ha ricordato quel giorno di ventuno anni fa. Lo ha fatto in piazza Giovanni Falcone, nella zona periferica del paese, di fronte una lapide circondata da candele. Una commemorazione sobria e partecipata a cui hanno preso parte i membri della Pro loco “L’araba Fenicia” insieme al presidente Calogero Guzzardo, il sindaco, Leo Ciaccio insieme agli assessori, ai consiglieri comunali ed alla cittadinanza. “Avere fatto la guardia a Paolo Borsellino quando facevo il militare mi rende fiero ed orgoglioso. Mi ha dato la forza di mantenere vivo l’impegno al mio lavoro – ha affermato Leo Ciaccio, primo cittadino di Sambuca – La mafia è un cancro che logora la nostra comunità. Noi, come comune, continueremo ogni anno a ricordare le vittime della mafia, dando un segno tangibile ai nostri figli e alle generazioni future”. Luci fioche hanno illuminato, come ogni anno, quella scritta “alle vittime della mafia” ricordando l’orribile massacro in cui persero la vita il giudice Borsellino, gli agenti della scorta e tutti coloro che per la libertà hanno pagato con la loro vita. Un albero di ulivo è stato piantato proprio in quella piazza. Un simbolo che ricorda la strage. Un segno tangibile per le generazioni future. Il gesto simbolico è stato altresì accompagnato della tromba suonata dal giovane Marco Pumilia, che ha scandito il silenzio. foto“Ventuno anni dopo, ricordare coloro che hanno servito questo Paese, senza essere eroi è probabilmente il gesto più umano che noi cittadini possiamo fare – ha affermato Giuseppe Cacioppo, assessore ai beni culturali e all’urbanistica –. Loro, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pippo Fava e tutti gli uomini della scorta, non erano eroi. Erano persone come tutti. Ricordarli è importante non solo nel giorno dell’anniversario, ma svolgendo i loro insegnamenti con dedizione e passione, altrimenti rischiamo che il loro nome rimanga impresso nei libri di storia o sulle lapidi di qualche strada o piazza”. Si è ricordato quel giudice attraverso le sue frasi celebri letti da alcuni studenti (Simona Maggio, Nicola Ciaccio, Lucrezia Cannova, Gabriele Giammona) della scuola media di Sambuca. E attraverso le parole del poeta Gaspare Montalbano che nella serata di ieri ha recitato una sua composizione in dialetto siciliano, scritta quel giorno fatidico dell’orrore. “Solo attraverso la cultura della legalità è possibile fermare anche il bullismo a scuola – ha affermato Mariella Mulè, insegnante e assessore ai servizi sociali e alle pari opportunità –Paolo e Giovanni sono due esempi e messaggi da cui partire. La memoria si deve nutrire attraverso l’impegno quotidiano di tutti, tutti i giorni e non solo una volta l’anno. Occorre fermare gli inviti alle lusinghe della criminalità e per farlo occorre iniziare a lavorare dal basso per il rispetto delle regole, dalla quotidianità”. Sei candele hanno rinnovato la luce mantenendo viva la fiamma della memoria di quel giorno. Sei, una per ogni vittima di via D’Amelio: il caposcorta Agostino Catalano e gli agenti Emanuela Loi la prima donna a far parte di una scorta, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione, in gravi condizioni. “Le loro idee camminano sulle nostre gambe – ha affermato l’assessore all’istruzione e legalità, Pippo Oddo –Per Giovanni Falcone la mafia era un fenomeno umano che avrebbe avuto una fine come tutti gli altri fenomeni sociali. Speriamo di essere vicini a questo evento senza cullarci però sul fatto che la mafia si risolve da se”.

 

Margherita Ingoglia per sicanianews.it


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