Notte bianca della cultura - I edizione


La locandina


L'articolo sul Giornale di Sicilia


La dedica

I libri in piazza.
Letture, conversazioni, microfono aperto a tutti. Per dire, per dare, per fare.
La satira, il fumetto in diretta, la fotografia. 
La musica ruspante, le canzoni. Aisamu.
Gli artisti di strada, l'artigianato.
È cultura, Bellezza.
Le associazioni che fanno di Sambuca un bel paese.
L'Amministrazione a supporto.
La voce nuova e l'entusiasmo di Radio Zabut.
Le ragazze, i ragazzi e gli adulti dell'oratorio che ballano e raccontano della loro gioiosa fede.
Le bocce che tornano a rotolare,nel cortile della Camera del Lavoro.
Il desiderio di condividere un sogno fatto di slancio, concretezza, sobrietà.
È cultura vera, Bellezza.
Portate i libri per lo scambio, portate le poesie e i racconti da leggere.
Proviamo ad ascoltare, anche.
Proviamo a metterci in gioco, a meritarci un paese migliore.
Proviamo a partecipare.
Proviamo a volare.

 

Enzo Sciamè


Il pensiero

L COME LIBRI. Un omaggio alla lettura di Erina Mulè

 

Galeotto fu il mio prof di liceo, che con un imperativo categorico obbligò me stessa alla lettura, mi imbattei così, in tre donne del sud in balia delle intemperie della vita “Canne al vento” di Grazia Deledda. L’autrice descriveva con maestria la fragilità umana e il dolore di un’esistenza rigida e ripetitiva dentro la quale si innestava una difficile condizione femminile e il coraggio di rompere quegli stereotipi di donna e di vita. Rimasi affascinata e capii subito la potenza della parola, la sua magia e ciò che era capace di evocare in me.

Iniziò così la passione per i libri, l’equivalente d’una porta spalancata sul mondo, catapultata con una crescente passione per vie e sentieri lastricate di parole.

Parole semplici, dotte, intriganti, spente, ardite, mute, sibilline, frizzanti, velate, descrittive, ipocrite,  evangeliche. Parole che vengono plasmate, rese mansuete, superbe o mediocri a secondo se devono dare alla luce stati d’animo, azioni complicate o usate come pennelli per descrivere lo splendore dell’oro cresciuto sui petali di girasoli. Parole che mi hanno condotto a scoprire non solo la fisicità delle cose, animate e non, poste nei vari angoli della Terra, ma ciò che sta dentro di esse. L’anima, l’essenza, quello che non appare ma esiste, vive, sogna, lotta, muore. Le mutazioni dell’animo, annusando quelle percezioni che tirano le fila delle nostre esistenze, descritte in una miriade di forme diverse, vissute in mille modi diversi.

Chi l’avrebbe mai detto che quelle scritte apparentemente mute, solo tratti d’inchiostro su un foglio, avessero la potenza di squarciare il silenzio, mobilitare i pensieri, rendendo la realtà meno concreta, più soffusa e particolareggiata, permettendoti di uscire dai luoghi comuni e conosciuti per librarsi verso altri pensieri, altre sponde, dove le idee si confrontano e si sviluppano e l’animo saziato dalla fame di curiosità, dall’intrigo della conoscenza, scosso dall’inerzia, ti restituisce a te stessa.

Non sei più sola, i tuoi pensieri li senti gemellati ad altri, ne condividi la forza dei principi e la lotta per affermarli. Mi ritrovai ad un certo punto della mia vita, grazie ai libri letti, come rinfrancata, ripagata dall’asetticità, con un bagaglio speciale da custodire e arricchire.

Seppi di vite pervase dal vento selvaggio delle passioni o vinte dalla miseria e dalla cupidigia umana. Di aquiloni che tornavano a solcare un cielo proibito. Seppi di cattedrali nel mare, di deserti e cuori inariditi dall’arsura dell’acqua e del perdono. Conobbi l’eroe che sfidò con ingegno il canto ammaliante delle sirene e attraversò le colonne del sapere conosciuto. Intere pagine mi raccontarono di schiavi neri resisi liberi e di bianchi divenuti schiavi del pregiudizio, di grilli  parlanti e di uomini orfani di se stessi, di stupidi burattini graziati dall’amore. Constatai che tutto ha un costo come la solitudine dei numeri primi, che i giganti possono cadere e i giunchi alzarsi al passar della china. Divorai affascinata il concetto che possono esistere, non uno, ma mille splendidi soli, che il tocco sfumato di quella campana ti appartiene, e “quella” commedia è divina perché canta di Colui che tutto muove, le divine e le umane cose. Mi interrogai sul “coraggio” di don Abbondio e la forza dell’ideale di Alekos Panagulis, che bisogna nella vita essere sempre se stessi e non uno,nessuno, centomila. Scoprii che nella giungla della vita gli sciacalli sono peggio  dei gattopardi. Mi piegai davanti la scritta “Chi non ha peccato scagli la prima pietra” e poi …

Auguro a tutti voi di intraprendere questo viaggio per le vie lastricate di parole, alla fine vi condurrà al ritrovo di voi stessi.

 

Erina  Mulè 


I luoghi


Le immagini