Presentazione del libro "Stazzuna e stazzunara" di Salvatore Maurici e Giovanni Ricca


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La copertina del libro
La copertina del libro

Lectio magistralis ieri sera al Palazzo Panitteri di Sambuca di Sicilia, tenuta dal docente dell’ateneo di Palermo, Girolamo Cusimano e dal professore storico, Michele Vaccaro, sull’antico mestiere dei figuli a Sambuca di Sicilia. La lezione ha avuto luogo durante la presentazione del libro “Stazzuna e stazzunara” (ed. Polilabor) scritto a quattro mani da Salvatore Maurici e Giovanni Ricca.

 

Un mestiere antico e nobile quello della lavorazione dell’argilla realizzata dagli “stazzunara”, che affonda le sue radici in un’antichissima storia della Sicilia, una storia, forse caduta nel dimenticatoio. Lenta e minuziosa risulta essere la lavorazione dell’argilla, superata oggi dai più moderni e funzionali materiali di costruzione. Eppure, nonostante vi siano tra i più disparati palliativi di sostituzione, il fascino delle antiche terrecotte, risulta ineguagliabile.

 

Una storia, quella raccontata nel libro di Maurici–Ricca, che riscopre la realtà e il folklore delle “società subalterne – come ha affermato il prof. Vaccaro – un testo, quello sugli ‘stazzunara’ che scrive la dignità della storia della gente comune. Della microstoria che tesse le fila di quelle narrazioni, poi, conosciute a molti”.

 

Un libro che, quasi con coraggio, vuole affondare le mani in una società e un mestiere che sparisce per il territorio di Sambuca dopo il terremoto della Valle del Belice nel 1968 spazzando via ogni traccia delle antiche fornaci e i nomi di chi in esse vi lavorava. E solo oggi, grazie al testo di Maurici-Ricca è stato possibile riscoprirle e ricordarle ridando loro la dignità meritata: attraverso il racconto delle famiglie che un tempo si dedicavano alla realizzazione di bummuli, giarre, e cannate.

Attraverso lo studio topografico di Sambuca, la raccolta delle oramai rare testimonianze di chi ancora ricorda quegli anni, passando per l’indagine dei reperti fotografici difficile da recuperare, il libro dello scrittore Salvatore Maurici e Giovanni Ricca, risulta degno di nota per l’accurato lavoro di indagine e la preziosità etno-antropologica restituita al paese.

 

Citando l’antropologo Ernesto De Martino, il prof. Michele Vaccaro parla del testo come di un risveglio sulle radici di questa storia, grazie alla presenza di una coscienza sociale “capace di conservare le memorie e le esperienze necessarie per rispondere ad una determinata situazione storica. Una non-storia forse definita in questo modo dalla critica, quella che fa riferimento all’antropologia, che risulta però intrisa e complessa quanto quella riconosciuta ufficiale”.

 

Le famiglie degli stazzunara, si alzavano presto la mattina. Erano attenti osservatori del ciclo delle stagioni e si preoccupavano che la materia venisse lavorata con meticolosa attenzione, affinchè non si rovinasse il lavoro. L’intera famiglia veniva coinvolta in questo lavoro. Tutti erano utili e ognuno aveva la propria parte. Nonostante la fatica “li stazzunara” avevano i loro scacciapensieri capaci ad esorcizzare i doli del duro lavoro: la cantata. Filastrocche in lingua dialettale, poetiche e catartiche, capaci di rallegrare la giornata e allentare i cattivi pensieri.

 

Una piccola storia, quella dei figuli sambucesi che, come ha affermato il professore Cusimano “non deve essere dimenticata. La storia di oggi riparte dalla storia antropologica, dalla storia dei mestieri che non ci sono più e che grazie alla dedizione e alla curiosità di chi si avvicina alla gente per scoprire e ricercare il passato, riesce a riscoprire il presente. L’identità culturale di un paese, di una città si rigenera con la memoria che è l’humus che ne evidenzia e arricchisce le sfumature autentiche del presente”.

 

 

A prendere parte all’evento anche la professoressa Simona Tavella che ha curato la recensione del libro, Franco Zinna editore della casa editrice Polilabor, Margherita Ingoglia che ha presentato il libro attraverso un’analisi magico-letteraria ed ha moderato il dibattito, Calogero Guzzardo presidente della Proloco “L’araba Fenicia”. Durante la serata inoltre è stata letta una testimonianza raccolta da Giusy Leone, inserita nel libro.

 

Margherita Ingoglia per siciliainformazioni.com


Le immagini della presentazione


Le immagini dello stazzone