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Panorama di Sambuca, 1964
Panorama di Sambuca, 1964

Sambuca di Sicilia, comune della Provincia di Agrigento, situato alle falde del Monte Genuardo (1159 m), ha una superficie territoriale di 9600 ha che si sviluppa all'interno dei confini amministrativi in gran parte costituiti da linee naturali: a nord, sulla cresta del gruppo montuoso Serralunga, Castagnola e Monte Genuardo, a sud il corso del fiume Rincione, ad est il torrente Landore e ad ovest i valloni Caia e Guaricciola.

Il comune, posto nella parte nordoccidentale della provincia di Agrigento, confina a nord con il comune di Contessa Entellina (PA), a sud con il comune di Sciacca e Caltabellotta (AG), a ovest con i comuni di S. Margherita Belice e Menfi (AG), ad est con il comune di Giuliana (PA). La distanza dal capoluogo di provincia (Agrigento) è di Km 94, da Palermo dista 74 Km.

A Sambuca per esempio è stato realizzato un insediamento distaccato per ovviare all’emergenza determinata dalla mancanza di abitazioni, a Santa Margherita un insediamento sovrapposto, e a Montevago un insediamento a distanza.

Sambuca ha impianto urbano medioevale a fuso definito per fuochi e tessuto viario denso di interventi seicenteschi. Lungo l'asse mediano di Corso Umberto si individuano con chiarezza sostituzioni successive del Sette e Ottocento.

Il centro conserva le proprie funzioni civili, commerciali e residenziali anche se, a seguito del terremoto del 1968, la popolazione si è trasferita nella zona di trasferimento.

Il nuovo centro sorge a N.E. dell'attuale abitato da esso poco distante. L'impianto è retto da schema geometrico rigido che aggrega le residenze in tre grossi settori di comparti paralleli attorno ad un’area centrale riservata alle attrezzature pubbliche.

Si noti la contrapposizione tra la casualità delle costruzioni del centro storico (a sinistra e in basso) e la regolarità della zona di trasferimento (in alto).

Terrazzo Belvedere
Terrazzo Belvedere

Periodo musulmano (827 - 1060)

Nell’anno 827, su una collina cosiddetta a schiena d’asino leggermente declive, in cui crescono piante di sambuco, l’emiro saraceno Al Zabut (da Al Chabut = lo splendido), seguace dell’ascetico conquistatore Ibn Mankud (ardente guerriero), edifica il castello che prese il suo nome.

Castello di Zabut

È difeso e fortificato da due torri che, si ergeranno, a campanile, nelle chiese di San Giorgio e della Matrice. Si afferma che esso sia esistito sino al 1830, quando, dopo essere stato impiegato per 11 anni come prigione, fu distrutto dalla mano dell’uomo ed usato come cava.

A nord il castello è protetto da muraglie merlate, con saettere, a sud, il Casale adiacente si snoda nelle «sette vanedde», vicoli stretti, con casette basse e modeste, destinate a soldati e contadini. Il quartiere nacque quindi per conciliare esigenze abitative e necessità difensive militari. Oggi si indovina ancora la sagoma del castello, di cui rimangono la base quadrata di una torre (campanile della Chiesa Madre) e la base circolare di un’altra torre, che rimane a formare la base del tempietto del Belvedere.

Odiernamente si può notare come sia cambiata la concezione dell’urbanistica osservando i “sette vicoli saraceni”. Essi hanno scansioni diverse tra loro e irregolari, alternando slarghi e passaggi stretti, sfociando spesso in cortili ampi i quali erano usati dagli abitanti come propagazione delle anguste abitazioni, determinando così una ricchezza di relazioni sociali. Una perimetrazione urbana, abbastanza marcata e netta, la distingue da tutto l’impianto urbano del resto dell’abitato che sarà successivamente costruito. Il quartiere, nonostante attraverso i secoli sia stato violentato da qualche modificazione, non ha subito alterazioni né nell’impianto viario, né nella destinazione socioeconomica abitativa.

Tomba della Regina
Tomba della Regina

Periodo normanno (1060 - 1194)

Nel 1089, secondo Di Blasi e Palmieri, il Casale è conquistato dai Normanni e aggregato alla contea di Calatafimi.

Nel 1185, Re Guglielmo II, detto il buono, smembra «La Chabuta o Zabut» dalla contea di Calatafimi e la associa a Giuliana, Comicchio e Senari, concedendola, in feudo, al Monastero di Monreale.

La tolleranza e l’eclettismo dei normanni favoriscono la fusione delle etnie tradizionali con la componente saracena, largamente presente sul territorio sambucese. Se ne avvantaggiano la produzione agricola e artigianale, il commercio e l’edilizia.

Periodo svevo-angioino – Vespri siciliani (1194 - 1302)

Nel 1206 i gaiti musulmani di Lachabuca (Sambuca), di Adragna e di Senari si ribellano e rivendicano la libertà.

Non si hanno notizie precise sulle modalità e sui tempi della repressione, ma, di certo, nel successivo quarantennio, re Federico riassoggetta, definitivamente, i saraceni, che, d’allora, abbracciano la religione dei vincitori e si integrano con loro.

Dalla pace di Caltabellotta a Ferdinando il Cattolico (1302 - 1510)

Nel 1316, Federico II d’Aragona assegna Sambuca alla Val di Mazara, con Borgetto (Menfi), Giuliana, Cristià (presso Burgio), Bivona. I suoi organi di governo sono un capitano, un giudice assessore, un notaio e un giustiziere, luogotenente e governatore generale dei suoi vassalli. Tra il 1342 ed il ‘48, Giovanni d’Aragona, duca d’Atene e marchese di Randazzo, è signore di Sambuca; questi, nel ’55, la cede in dote nuziale, alla figlia Eleonora, che va in sposa a Guglielmo Peralta. Successivamente, nel 1392, è concessa, insieme ad Adragna, a Nicolò Peralta. Nel 1403, quando re Martino interviene per sedare la ribellione di quest’ultimo, assedia anche il Castello di Zabut, in quanto soggetto alla casa Peralta. Appare rilevante che Adragna è chiamata Casale, nel senso di

borgata campestre, per un processo di decadenza, ormai inarrestabile, mentre Sambuca è definita con l’appellativo più prestigioso di Castello, che significa paesetto fortificato. A conferma dell’accrescimento della sua importanza, il 3 maggio del 1404, contribuisce, con due once, alla costruzione di una flotta di 12 galere, per la difesa della costa. La sua popolazione si accresce anche in conseguenza della distruzione di Adragna, nel 1411. I superstiti adragnini ed anche gli abitanti di Comicchio, Senurio e Terruso si trasferiscono a

Sambuca, che, intanto, attraverso una serie di vendite ed investiture, passa dai Peralta, ai Ventimiglia, ai Beccadelli. Intorno al 1510, si ha notizia di una presenza ebraica nel nostro territorio, a testimoniare che, ormai, Sambuca è un punto di attrazione consolidato.

Significativa risulta anche la sua espansione edilizia. Viene, infatti, edificato Palazzo Panitteri, quale torrione d’avamposto del castello di Zabut, che, nel secolo successivo, si troverà al centro dell’abitato.

Balcone di Palazzo Beccadelli
Balcone di Palazzo Beccadelli

Rinascimento sambucese (1510 - 1598)

Come attestano vari censimenti, Sambuca tende ad aumentare la sua popolazione e ad espandere il suo tessuto urbano.

Il dato più significativo è fornito da Rocco Pirri, che, nel 1575, rileva 1427 abitazioni e 5602 abitanti. Ferve l’attività edilizia e nascono iniziative associative, specie nell’ambito religioso.

 Periodo sabaudo-austro-borbonico (1713 - 1860)

Prosegue la crescita demografica di Sambuca. A metà del Settecento Amico calcola in 8892 il numero dei suoi abitanti; Maggiore Perni fa una stima più prudenziale e le attribuisce 8.728 abitanti, solo nel 1776. Questi dati vengono sostanzialmente confermati dal censimento del 1852, che valuta in 8.143 anime la popolazione sambucese.

Nel 1707, viene edificata la Chiesa dei Vassalli, sotto il titolo Maria SS. della Nave. La crescente importanza di Sambuca trova riscontro nel prestigio goduto dal suo rappresentante al Parlamento: nel 1707, il Marchese della Sambuca siede nel braccio Militare e, tra i 37 marchesi, occupa l’undicesimo posto.

Nel ‘27 si registrano lievi scosse di terremoto, per fortuna senza danni per le abitazioni. Il Castello di Zabut, comunque, declina ed appare in disfacimento allo storico Amico.

Nel primo quarantennio del secolo continua lo svilimento del Castello di Zabut, che, nel ‘19, è ridotto a carcere feudale, nel ‘30 viene smembrato e saccheggiato da privati e, nel ‘37, demolito e sostituito da costruzioni insignificanti. Sambuca, nonostante il colera del ‘37’ cresce d’importanza e prestigio: nel ‘10 è compresa tra le città che devono contribuire, con 60 mila once annuali, sopra le rendite, già gravate del 5%; nel ‘12, Salvatore Beccadelli, Marchese di Sambuca, partecipa al Parlamento, che abolisce la feudalità; nel ‘33 entrano nel suo catasto territoriale le contrade Castelluccio, Misalabesi e Arancio e, infine, nel ‘43, viene istituito l’Ufficio Registro e Sambuca viene elevata a Pretura di terza classe. La comunità sambucese viene coinvolta nei moti del ‘48. In questo frangente viene bruciato l’archivio del notaio Amodei, l’archivio comunale, minacciato il giudice Perrone e assalito il carcere. Da qui all’Unità, la vita di Sambuca appare prospera e vivace. Le campagne producono grano, vino, olio, mandorle e pistacchi, ma si raccolgono, sulle montagne, anche capperi e palma nana. Fervono anche le iniziative culturali. 

Teatro Comunale l'Idea
Teatro Comunale l'Idea

Periodo italiano (1860 - 1945)

Lo spirito risorgimentale di Sambuca viene confermato dal rilevante numero di volontari che seguono Garibaldi e dai risultati del plebiscito del 21 ottobre, che dà il risultato di 1186 sì, su 1204 votanti.

Nella seconda metà del secolo si registra un progressivo incremento demografico e la popolazione passa dagli 8.673 abitanti del ‘61, agli 8.082 del ‘71, ai 9.628 dell’82, ai 10.348 del 1901, fino agli 11.138 del 1911. L’accrescimento della popolazione determina l’allargamento e la ristrutturazione del tessuto urbano. Nel 1875 Via del Corso è prolungata di 117 metri. Si apre Via Libertà, si crea una piazzetta e si ricava uno spazio su cui formare una villa. Contemporaneamente viene dato l’appalto per realizzare, in ghisa, le condutture esterne di acqua ed è introdotta l’illuminazione pubblica. Nel 1882 viene inaugurato il Teatro, che diviene Comunale. Nel periodo fascista va ricordata la demolizione della parte di S. Caterina, prospiciente Via Mercato, per costruirvi una piazzetta, sulla quale, nel ‘29, si inaugura un monumento ai caduti. Le positive conseguenze dell’unificazione italiana si visualizzano, a Sambuca, nel miglioramento dei collegamenti stradali e ferroviari.

Nel 1870 viene aperta la rotabile Palermo-Chiusa-Sambuca-Sciacca. Con grande impegno e collaborazione dei cittadini sambucesi, si realizzano due ponti, uno in contrada Canalicchio, e un altro in contrada Cappuccini. Si costruisce anche una stazione ferroviaria ed una galleria per il sottopassaggio dei treni.